Differenza fra Create Book e Self Publishing

Quando andavo alle scuole superiori, un mio compagno di classe non faceva altro che parlare di “self made man”, considerava degli eroi gli uomini che si vantavano di essersi appunto fatti da soli e questa era la sua ambizione: diventare egli stesso un self made man!

Personalmente non la trovavo una grande idea, ma probabilmente Cisco era un precursore dei tempi e io una nostalgica. Attualmente è tutto un “self”, la tecnologia a disposizione ci rende accessibile qualsiasi tipo di informazione praticamente in qualsiasi momento e quindi il fare da soli ormai è prassi. Basti pensare ai Selfie: quando è stata l’ultima volta che avete chiesto ad un passante di farvi una fotografia? La mia la ricordo bene, perché davanti la Torre di Pisa, ben due anni fa, mentre provavo acrobazie varie per inquadrare bene la mia faccia, la mia famiglia e la suddetta Torre, una turista presumibilmente americana, mi ha chiesto se volessi che fosse lei a farmi la fotografia. Yes please! Una sorta di liberazione che mi ha permesso di avere una bella foto, senza il mio faccione in primo piano. Ma nonostante la bella sensazione, continuo a fare i selfie! Perché? Perché sono io che scelgo l’inquadratura, il momento dello scatto e quindi continuo a mantenere il controllo.

E così succede in qualsiasi contesto, inclusa l’editoria con il self publishing. Ognuno di voi iscritti potrebbe pubblicarsi “all by myself” una raccolta di poesie, di fotografie o un fumetto: ci sono 200 siti che si occupano del self-publishing. Tutto rimane però sulle vostre spalle: impaginazione, editing, aspetto grafico, distribuzione, visibilità. Cisco sarebbe fiero di voi! Ma vi perdereste tutta la condivisione che rende unica questa idea di Create Book.

La base di questa idea infatti è la condivisione: non rimanere soli nell’affrontare la voglia di mostrare la propria arte creativa. Su Create Book infatti potete pubblicare e quindi mettere in mostra qualsiasi vostra espressione artistica, affrontare il giudizio critico dei partecipanti alla community e capire perché, ad esempio, la poesia sull’aria ha 5 stelline, mentre la poesia sull’acqua, che a voi piaceva anche di più, ne ha solo 4. Condividendo ci si confronta e quindi si impara e si cresce e ci si migliora.

Inoltre la diversificazione delle opere accomunate da un unico argomento, rende il risultato finale eclettico, variopinto, versatile: un unico argomento spiegato diversificando il mezzo espressivo e gli autori. Il tutto composto e curato da professionisti che hanno come obiettivo finale, la valorizzazione dell’insieme e non del singolo.

La differenza fondamentale quindi tra Create Book e self-publishing è proprio nel voler essere plurale e non “self”, nel voler costruire insieme ad “others” qualcosa di condiviso.

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1 Commenti

  • Penso che in questo periodo storico manchino luoghi di convivenza e condivisione. Forse perché oltre al controllo c’è la paura di fare le cose con qualcun altro, che porta necessariamente idee proprie, metodi propri, stili personali a cui non si vuole rinunciare. Condividere è creare cose “terze”: io metto la mia competenza, tu la tua e vediamo cosa di nuovo e interessante riusciamo a creare. Quindi ben vengano queste proposte di condivisione di idee. Grazie!

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